Ragazzi qui non ci sono cazzi, Outer Wilds è un gioco che va vissuto in blind. Non leggete recensioni, non cercate guide e non guardate video. Meno si sa e meglio è in questo caso. Ovvio va anche contro questa stessa recensione, motivo per cui la dividerò in tre segmenti:
- Totalmente blind, darò solo piccoli accenni e molto vaghi per stuzzicare il vostro interesse.
- Leggera introduzione del contesto, per chi proprio vuole un minimo di informazioni in più. Senza addentrarmi troppo nelle meccaniche e nei temi.
- Analisi del gioco full spoiler, per chi come me ha già vissuto l’esperienza e vuole sentire l’opinione di chi ha visto.
BLIND
Come detto prima, meno informazioni si hanno e migliore sarà la vostra esperienza. È in contrasto alle logiche di vendita e capisco che ognuno vuole informarsi prima di spendere. In questo caso però si tratta di un gioco unico e irripetibile. Non potrà mai essere rigiocato una seconda volta in quanto averlo terminato vi priverà di quel senso di ignoto e scoperta tipico del primo impatto. Questo non deve essere visto come un male. non si può giocare in modo sbagliato o compiere azioni errate, è nella natura del gioco esplorare il mondo e scoprirne i segreti con calma e pazienza. La partita di ogni singolo giocatore sarà personale in quanto il vostro percorso, i ragionamenti e i pensieri saranno frutto del modo in cui avete vissuto il titolo e di nessun altro.

Vi supplico di non guardare guide, non cercate video o spiegazioni. Vivete il gioco così come vi capita con tutti i tempi morti e i fallimenti. Assaporatene ogni momento senza ansia o fretta, lo rimpiangerete in seguito. Sta proprio in questo la magnificenza di Outer Wilds e privarsene è un crimine. Ammetto, può non piacere per la sua atipicità e per la sua mancanza di indicazioni chiare e nette. Ma credetemi, se vi piace esplorare luoghi sconosciuti, scoprire ciò che il mondo di un gioco ha da raccontarvi o se volete provare un titolo indie fuori dagli schemi allora questo titolo fa per voi. Mi scuso per la vaghezza del contenuto ma stiamo parlando (che io sappia) di un’opera unica nell’industria videoludica. Rovinare l’esperienza rivelando troppo è un oltraggio se siete appassionati come me di questo medium.
LEGGERA INTRODUZIONE
Addentriamoci un po’ nell’incipit senza rivelare troppo. Outer Wilds è una specie di puzzle game un po’ atipico rispetto al normale e ambientato in un intero sistema solare in scala ridotta. Il nostro personaggio appartiene a una specie aliena chiamata “Teporiani” o “Hearthians” in inglese.
Questi piccoli alieni blu hanno iniziato da anni una serie di spedizioni spaziali per scoprire gli artefatti di un’antica civiltà, i Nomai. Gli insediamenti di quest’ultimi sono sparsi per i pianeti del nostro sistema, il gioco si trasforma quindi in una vera e propria missione di archeologia spaziale. Dovremmo tradurre i loro testi e osservare l’ambiente per capire di più su di loro.

Sono nati anche loro nel nostro sistema solare o sono venuti da fuori? Come si sono estinti? A cosa servivano tutte le loro strutture? Cos’è questo “Occhio dell’Universo” di cui parlano? Queste domande troveranno una risposta man mano che giocheremo, ma non lasciatevi ingannare da questa semplice introduzione. Il gioco offre un twist narrativo che ho volutamente omesso e le tematiche trattate in seguito vi faranno riflettere su moltissimi temi e sul senso della vita.

FULL SPOILER
Solo una parola S-P-E-T-T-A-C-O-L-O. Outer Wilds è finito in cima alla mia classifica dei migliori giochi mai provati. Infatti è stato pure il mio GOTY 2025 per chi ha visto i Glitched Awards. Sarà difficile parlare per gradi dato che sono molteplici gli aspetti che ho apprezzato, altrettanto è l’interconnessione dei vari elementi che compongono il gioco.

Un mondo da scoprire e da esplorare
Partiamo dal setting, io non sono un grande appassionato di spazio, lo guardo in modo curioso ma senza approfondire più di tanto. Outer Wilds però riesce a prendere questa ambientazione e con la giusta dose di creatività la trasforma in un mondo più magico di quanto possa sembrare. Ogni pianeta ha meccaniche, regole, design e ambienti propri che lo rendono unico e affascinante. Si pensi al funzionamento della sabbia nei gemelli, che blocca progressivamente parti di mappa, o la struttura di Vuoto Fragile che piano piano collassa per non parlare poi di Rovo Oscuro e il suo spazio non euclideo. Ogni spedizione ci fa comprendere sempre di più le dinamiche e il level design di ogni pianeta. In alcuni casi possiamo dire che ci sia un po’ di illogicità in come funziona la fisica. Dai pianeti estremamente ridotti, alla possibilità di passare vicino al sole senza incenerire o la sua repentina trasformazione in una gigante rossa. Cose che possono stonare se ci si ferma a riflettere, ma da un lato sono comprensibili. Non si può effettivamente ricreare il rapporto di distanza di un vero sistema solare e renderlo umanamente fruibile. Anche perché il gioco è un’immensa scatola esplorabile. Nulla ci impedisce di scagliarci a tutta velocità nel vuoto siderale. C’è da dire che tutte queste licenze creative possono fuorviare e trarre in inganno quando si vuole sperimentare o fare congetture. Qui infatti entra in gioco la seconda parte di Outer Wilds, la sua narrativa.
Una storia OneShot

Come un Souls siamo di fronte a un tipo di mondo che si racconta e si svela osservando, cogliendo dettagli e scoprendo ogni più recondito anfratto. Gli unici dialoghi possibili sono con esseri della nostra stessa specie, anche se privi di doppiaggio (una cosa che avrei preferito, anche solo con qualche gibberish casuale). L’altra fonte di informazione sono le scritture dei Nomai traducibili con un nostro traduttore automatico. Tutto riesce perfettamente ad essere coerente e immersivo. È sempre raccontato in prima persona, non ci sono cinematiche, cambi di visuale o simili. Ogni cosa accade come se la vivessimo noi e pure la GUI è contestualizzata alla nostra tuta spaziale quando indossata. Peccato per alcuni suggerimenti sporadici che un po’ rompono questa immersività e a mio parere insultano l’intelligenza del giocatore (sto parlando proprio di te sonda). Come detto in precedenza tutto è reso ancora più magnifico data la sua natura di puzzle planetario. Non da intendere come enigma classico da risolvere ma come decine di tasselli che una volta uniti riveleranno l’immagine completa. Non dobbiamo compiere azioni o simili. Basta esplorare e sperimentare per comprendere come funziona il mondo che ci circonda. Ci ritorneremo più avanti quando analizzeremo meglio il gameplay.

La storia non è lineare, ognuno può iniziare dal pianeta che preferisce. Tale scelta farà sì che si apprenda la lore in modo unico. Sta proprio in questo percorso la vera narrativa del gioco. Le congetture fatte e la nostra interpretazione degli eventi e dei reperti rimarrà indelebile nel nostro walkthrough e non potrà mai essere riprodotta in seguito. Outer Wilds riesce ad essere un mondo uguale per tutti ma percepito come personale.
Il sistema solare da comprendere
Il gameplay poi è forse la parte che più mi ha fatto adorare il gioco. Un mondo interamente esplorabile che si resetta ogni 22 minuti. In stile molto rogue ogni run ci permetterà di esplorare e capire come funziona e cambia il sistema solare. Su Outer Wilds non ci sono barriere, potenziamenti o abilità da sbloccare che aprono nuove aree o vi permettono di superare ostacoli. Ogni cosa è accessibile sin da subito, a patto che sappiate come fare. La conoscenza delle meccaniche è l’unico blocco e per ottenerla ci sono sempre tre modi. Scoperta accidentale, sperimentare provando cose nuove oppure esplorare e trovare la soluzione tramite informazioni contestualizzate.
Tempo fa mi imbattei nel termine Metroibrania ma evitai di approfondire per evitare spoiler. Oggi so cosa significa: prendete il concetto di un metroidvania e applicatelo alla conoscenza del mondo. È un sistema di progressione che premia chi vuole scoprire, esplorare, pensare fuori dagli schemi. Non vi è interazione con il mondo, c’è una sua comprensione. I pianeti sono unici con regole proprie e che comprenderemo gradualmente a ogni loop. Per non parlare poi delle strutture Nomai, informazioni e regole che connettono ulteriormente i vari pianeti. Qui ritorna il concetto di “impossibile da rigiocare”, una volta appreso come funzionano i quanti o come terminare il loop come fai a riprendere questo gioco?
Arte cosmica

Nonostante gli evidenti problemi di realismo già citati prima il sistema solare è visivamente incredibile. Con un’estetica semplice e minimale si è riusciti a dare vita a dei pianeti che lasciano a bocca aperta. Ogni viaggio in astronave è una sorpresa, vedere gradualmente il cielo di Cuore Legnoso cedere il passo al vuoto dello spazio, entrare nell’atmosfera di Profondo Gigantesco o Osservare il fenomeno dei Pianeti Clessidra. È veramente difficile non restare affascinati da questo spettacolo, si può anche passare ore a girare per il sistema a trovare scorci che sembrano quadri. Indispensabile citare il comparto sonoro. Le OST si adattano perfettamente al contesto, non risultano invasive o messe solo come sottofondo. Compaiono sempre in momenti specifici e aiutano ad alzare il carico emotivo. Basti citare la musica a fine loop o quando cambia a “fine” loop. E come non paralre della poesia uditiva di quando termineremoi contenuti del DLC. Grande importanza è stata data a questo aspetto del gioco e forse non sono la persona adatta a valutarlo, ma posso confermare che ha di sicuro appesantito il mio carico emotivo.
Outer Wilds 2? Si, Echoes of the Eye
Non credo vedremo mai un sequel di questo gioco, se non un suo successore spirituale. Per quanto mi riguarda il suo DLC può essere considerato un secondo capitolo degno del suo nome. Se avete apprezzato il gioco base, Echoes of the Eye sarà un ampliamento del cerchio. La lore verrà arricchita, il gameplay avrà un’incredibile svolta e il finale acquisirà un nuovo significato. Uno dei pochi contenuti aggiuntivi degni di essere scaricati e giocati. Se non lo avete comprato correte subito a farlo prima che proceda.

Mai avrei pensato che questo DLC potesse darmi le stesse emozioni del gioco base, forse le ha anche superate. Lo straniero è quasi un sistema solare a se stante. Un level design magnifico che racchiude moltissimi aspetti degli altri pianeti. Shortcut rivelati progressivamente, mappa che si altera con il passare del loop, meccaniche a intuizione e molto altro. Un contenuto più chiuso e lineare rispetto al resto del gioco, ma non per questo meno memorabile.
È consigliabile completarlo dedicando tempo solo a quello, farlo a pezzi o a fasi può rischiare di farti dimenticare informazioni raccolte. È una mappa molto più densa di quanto si possa immaginare, per non parlare dell’importanza a livello di storia. La scoperta di una nuova specie che ancor prima dei Nomai ha interagito con l’occhio. Un racconto che appunto darà una nuova interpretazione al gioco portando nuove tematiche nel mosaico e di cui parlerò più approfonditamente in un altro articolo.

In conclusione che dire oltre. Un titolo imperdibile ma che appunto può non essere per tutti. Il suo più grande difetto paradossalmente sta nel suo più grande pregio. Un gioco che non dice nulla e ti fa scoprire tutto. Sono grato di essere vissuto nella stessa epoca di Outer Wilds e di averlo potuto sperimentare senza nessuna conoscenza pregressa. Un must play se vi considerate appassionati di questo favoloso mondo dei videogiochi.
Il prossimo mese uscirà una seconda parte dove mi addentrerò più nella trama, i suoi temi e il mio percorso con interpretazione.












