CRITICAL
GLITCH




Non avrai altro Dio al di fuori di me


Indika è un gioco narrativo con forte enfasi su impatto visivo, estetica surreale, musica e comparto sonoro di elevata qualità. Il tutto serve a veicolare un messaggio e farci entrare in sintonia con la protagonista Indika, una giovane suora ritiratasi in un convento dell’Est Europa. La sventurata ragazza purtroppo è posseduta dal demonio, egli infatti le parla come una voce narrante e le provoca allucinazioni con ripercussioni sulla sua quotidianità. La voce nella testa la riempie di dubbi e domande che Indika cerca sempre di ignorare, spesso ciò la porta a mormorare da sola causando sempre maggiore sospetto e diffidenza tra le sue sorelle. La storia proseguirà portandoci a riflettere su temi come l’etica, la morale, il rapporto che l’uomo ha con Dio e come ciò si relaziona con le emozioni umane.

Tutto sarà sempre rappresentato con un’ottima direzione audiovisiva, si può dire che su questo aspetto il gioco ha investito molto e si vedono i risultati. L’espressività facciale e il doppiaggio sono un punto forte, aiuteranno a immergersi nella psiche dei personaggi che Indika incontrerà nella sua avventura mostrando tutte le loro emozioni e fragilità. Anche i loro movimenti nelle sequenze cinematografiche aiuteranno sempre a farli sembrare vivi, e il tutto è realizzato in engine di gioco. Non stiamo parlando di grandissimi livelli di produzione, ci sono piccoli problemi tecnici data la natura indie del progetto, ma riesce comunque a compensare con un’incredibile sceneggiatura anche grazie alle sue inquadrature. Che siano visioni panoramiche o strambe inquadrature dei volti ci sentiremo anche noi catapultati in un mondo di dubbi e insicurezze, il tutto sempre alimentato dalla voce demonica nella nostra testa.

Screenshot fatto al momento perfetto

La tonalità di colori degli interni è grigia e buia in contrasto con il bianco della neve, un ambiente freddo e rigido dove saranno pochi i luoghi in cui ci sentiremo a nostro agio e tranquilli. Non è da intendere come un mondo che spaventa con mostri o ansia crescente, ma come un posto dove ci si sente soli, incompresi, abbandonati, e dove solo la fede ci fa sentire sicuri. Ho infatti adorato come gli unici punti veramente illuminati siano i piccoli altari dedicati a Gesù o ai santi, con annesse piccole storie che aiutano a comprendere il pensiero religioso in cui Indika è immersa.

A livello gameplay non c’è da aspettarsi molto, il gioco si può definire una storia interattiva con molti dialoghi e azioni del giocatore ridotte al minimo. Ha una struttura lineare con piccole e semplici sequenze di puzzle o minigiochi ben fuse all’ambiente. Non è questo il focus principale ma avrei apprezzato comunque un maggiore livello di complessità, molte volte gli ostacoli saranno semplicissimi da risolvere e molto guidati, un po’ di fatica in più non avrebbe guastato. I livelli sono esplorabili nella misura in cui si può interagire con specifici luoghi o trovare oggettini in giro per la mappa da osservare e raccogliere, si potranno meglio esaminare nel nostro inventario dandoci maggiori informazioni sul contesto e sul passato di Indika ma nulla di più. È il classico gioco in cui si vive una storia, dialoghi alternati da piccole attività e camminate.

Per evitare ulteriori spoiler in conclusione possiamo dire che se cercate un gioco artisticamente ispirato e a servizio della narrativa, senza grossi livelli di sfida o mettere a dura prova la vostra abilità, questo gioco fa di sicuro per voi. Sono sicuro che le tematiche trattate vi porteranno a riflettere se non avete mai approfondito più di tanto il rapporto con Dio e la religione.

Passiamo ora a una parte spoiler con una mia piccola riflessione su trama e finale, siete stati avvisati:

Premessa, da qui in poi quando parlerò di Dio e religione mi riferirò prettamente al Dio cristiano e alla religione cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante è uguale, la matrice è comunque quella anche se nel mondo di Indika si approcciano filosofie più ortodosse. La storia è valida e ottima ma se si è masticato un po’ di storia delle religioni o si è mai riflettuto un minimo sulla fede queste tematiche saltano fuori. Il gioco lo si può riassumere con l’oggetto “Ascetismo: Guida del praticante”. Tutto il sistema a livelli fatto di colpa, punizione e dolore serve a rappresentare la costante ricerca da parte di Indika di superare il suo trauma con il suo credo. La sua fede crolla nel momento in cui realizza che i Kudets altro non sono che una vuota coppa trabordante di punti che non hanno più significato per lei.


Il diavolo non è un’entità da esorcizzare, è semplicemente la natura umana con tutte le sue emozioni che la religione continua a colpevolizzare e considerare peccaminosa. Le storie stesse dei santi sono un riflesso di tutto ciò, gente disturbata che trova spiegazioni in una morale contorta che glorifica la sofferenza e dà una spiegazione alle proprie insicurezze. Non è un brutto gioco, semplicemente le tematiche che tratta già le conosco quindi ha avuto un impatto molto ridotto su di me. L’ho giocato in compagnia di Sonny e lui ha decisamente apprezzato di più la storia. Rimane comunque molto valido se avete sempre vissuto il contesto religioso in modo passivo, senza mai riflettere oltre ciò che viene detto a messa o a catechismo. Se invece siete già ferrati su questi argomenti non aggiungerà nulla di nuovo se non una storia ben fatta con un’ottima atmosfera e rappresentazione visiva.

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