CRITICAL
GLITCH




A volte la realtà non è come sembra


Faith: The Unholy Trinity è una collection più che un singolo gioco. È suddivisa in tre capitoli usciti rispettivamente nel 2017, 2019 e 2022, già si sa che uscirà anche un quarto capitolo, non si sa se sarà l’ultimo.

Il mondo narrativo e i personaggi sono gli stessi in ogni capitolo, siamo negli anni 80 durante il satanic panic. Il protagonista è John Ward, prete novizio che anni addietro partecipò a un esorcismo. L’evento lo segnò profondamente e in tutti i capitoli saremo invasi da ricordi e incubi, il passato ci tormenta ma siamo costretti ad affrontarlo nonostante il terrore e l’insicurezza. Il gioco ha una forte componente narrativa vissuta sia tramite dialoghi e brevi cinematiche ma più approfonditamente con delle note. Sono da intendere molto come rottura della quarta parete, servono a noi giocatori per comprendere meglio il contesto del mondo, informazioni su vari personaggi o avvenimenti accaduti in passato. Qui entra molto la natura da completismo e capacità di unire i puntini. Per comprendere meglio tutto è necessario ottenere più note possibili e completare tutti i finali, non è necessario ma è consigliabile per avere una visione più chiara del tutto. Il bello di Faith sta anche in questo, vivere una prima run in blind e poi rigiocarlo cercando di raccogliere tutto creando le proprie congetture. Sono veramente poche le note che richiedono complessi procedimenti e online si trovano comunque guide ben strutturate che spoilerano progressivamente.

A livello di gameplay però com’è? Se la cava per quello che vuole essere. Essendo ispirato a vecchi titoli retrò in stile Atari 2600 o Apple II non aspettatevi chissà quali meccaniche o innovazione. Il movimento è in quattro direzioni, la mappa è una singola schermata fissa che cambierà una volta raggiunta l’estremità dello schermo. L’unica funzione attiva consiste nell’alzare un crocifisso per esorcizzare oggetti ottenendo note o danneggiare demoni. È comunque interessante come ogni nemico abbia sempre delle caratteristiche sue o piccole meccaniche proprie durante i combattimenti, con pochi strumenti si è comunque riusciti a creare una struttura funzionale per il gioco narrativo e stilistico che vuole essere. Ci saranno comunque delle piccole evoluzioni nei capitoli successivi pur mantenendo la stessa base. Cambieranno solo le azioni da compiere, gli scenari in cui ci troviamo immersi e le situazioni di pericolo, diventando sempre più complesse. Le uniche volte in cui ci troveremo di fronte ostacoli o piccoli enigmi un po’ meno immediati ci verrà quasi subito fornita la soluzione o con un dialogo o con una nota. Un po’ un peccato perché annulla quella capacità analitica di affrontare un problema, anche perché la morte non è la fine del mondo. I checkpoint sono sempre molto brevi e non capiterà quasi mai di dover rifare intere sezioni di gioco solo per un minimo errore. Diciamo che è un gioco che semplifica e accompagna molto il giocatore. Non offre grandi livelli di sfida se non per quanto riguarda completismo e modalità aggiuntive sbloccabili una volta terminati i vari capitoli.

Lato artistico nulla da criticare, semplicemente sublime. Dall’estetica astratta, scelta cromatica, animazioni e sound design. Tutto è appunto rappresentato come fosse un gioco anni ‘80 e riesce a creare una sensazione horrorifica o comunque disturbante nonostante quei limiti tecnici. Provare per credere dato che difficilmente si può far comprendere questa parte solo con immagini. È un incredibile connubio tra estetica minimale e suoni distorti, o glitchati in mezzo a silenzi tombali, interrotti solo da piccoli suoni o OST momentanee. La genialità di Faith sta proprio nella sua estetica. Grazie a una rappresentazione minimale, astratta e una narrazione distorta, surreale, quasi schizofrenica si crea una storia apparentemente confusa. Non sempre è facile distinguere cosa è reale da cosa potrebbe sembrare una visione distorta della realtà data dai traumi vissuti da John.

Per rimanere ancora nel generico possiamo solo dire che se cercate una storia frammentata, interpretabile e piena di puntini da collegare e congetture da fare, notando ogni piccolo dettaglio nella sua semplicità allora Faith fa per voi. Peccato solo che è un’opera ancora in divenire, si sa solo che da un anno sono iniziati i lavori per il quarto capitolo. Ora procederò a descrivere più nel dettaglio i vari capitoli con spoiler, indirizzato più per chi lo ha giocato o vuole vedere più nel concreto il titolo. Siete stati avvisati.

CAPITOLO I

Il primo Faith è forse il più diverso di tutti, può quasi fungere da prologo. Principalmente si divide in due parti, il bosco e la casa. Nella prima si deve girare a caso per un bosco che sembra quasi labirintico, senza punti di riferimento e che cambia a ogni cambio inquadratura. Non è male perché ti mette già nell’atmosfera surreale del gioco. Raccogliamo qualche nota qua e là e veniamo occasionalmente interrotti da un mostro umanoide che non si farà problemi a rompere il silenzio con i suoi suoni distorti. Questa parte non sarebbe male se non fosse che il suddetto essere a volte comparirà dal nulla vicino a noi mentre cercheremo di uscire dallo schermo. Molto frustrante in quanto nella maggior parte delle volte non avremo il tempo di reagire e dovremo ricominciare a girovagare per il bosco.


La seconda parte è invece l’interno della casa, qui c’è tutto l’incontro con Amy che può fungere da bossfight con varie fasi. Molto bella questa parte, sia per l’atmosfera creata che per i vari incontri con Amy appunto. Tutto termina con la possibilità di fare cinque finali diversi. Eccezion fatta per alcuni finali il resto è molto utile per fare congetture e imparare di più sulla lore del gioco. Come introduzione a Faith il capitolo è ottimo, mostra le dinamiche, ti fa entrare nell’estetica di gioco e fa comprendere il contesto e cosa si affronterà più avanti, il passo lungo viene fatto ora.

CAPITOLO II


Con il secondo c’è un grosso salto avanti, si ha una trama molto più approfondita, ed è un sequel diretto del primo capitolo. Si scopre molto di più il passato di John e gli eventi cominciano a diventare più surreali. Tutto trova una spiegazione nel finale del capitolo, ma le informazioni sono preziose e ci daranno un quadro più netto della situazione. Infatti la componente narrativa è molto più presente qui, abbiamo le solite note (in quantità maggiore) ma anche la linearità stessa del livello ci consentirà di avere un’effettiva storia rispetto al precedente. Con molti più nemici da affrontare, ognuno con una caratteristica e riconoscibilità propria, il gameplay risulterà anche più interessante. Il livello di sfida si alzerà leggermente rispetto al precedente.


Se il primo capitolo dava solo un contesto e presentava l’estetica, qua inizia mostrare cosa veramente sa fare Faith. Il cambio repentino di ambientazioni, incontri con esseri che sembrano quasi essere allucinazioni, note che portano a dubitare della realtà che ci circonda. La nostra capacità analitica qui verrà messa a dura prova e nonostante la semplicità visiva ogni dettaglio può darci indizi per capire cosa sta accedendo. Dalla base del primo si è evoluto tanto, ma il meglio deve ancora arrivare.

CAPITOLO III

Il terzo capitolo è decisamente il mio preferito. Ancora una volta un sequel diretto ma diramato in 4 giornate diverse. Ogni giorno inizia allo stesso modo e ci porterà ad ispezionare una zona specifica della città in cui viviamo. Ogni area ha il suo tema principale, sue dinamiche e atmosfera unica. Sempre realizzato in modo sublime anche dalla migliore qualità delle cinematiche e dal sound design. Ogni giorno può essere quasi preso come capitolo a sé stante in quanto a mole di contenuti. Senza dubbio il picco più alto della serie toccato finora. Le possibilità di approccio al terzo capitolo sono molte e anche i segreti da scoprire. La trama si evolve ancora una volta. Qui vivremo come ricordo il trauma che più turbò John nel suo passato e scopriremo molto di più sugli eventi del presente. Un finale segreto e un epilogo che chiuderà molti dubbi ma ne aprirà anche altri, tutto in perfetto stile Faith.

Questa volta chiudo con una piccola chicca. Nella cartella di gioco sono presenti alcuni extra e segreti tutti da scoprire, la cosa forse più interessante è la presenza di un intero nuovo gioco Faith: Demon siege. Non è un capitolo principale, è semplicemente un gioco roguelite con estetica ispirata a Faith. Semplicemente dobbiamo resistere a varie ondate di demoni e potenziare le nostre statistiche base o comprare oggetti. Nulla di sconvolgente ma di sicuro vale la pena fare qualche partita.

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