Ricordo ancora la prima volta che sentii parlare di questo titolo. Fu un vecchio video di Yotobi risalente al 2016, la sua descrizione è stata breve ma bastò per incuriosirmi. A quasi un decennio di distanza finalmente entro in possesso di un visore e come primo gioco voglio appunto provare Vanishing Realms. Nella sua semplicità riesce comunque a colpire i punti giusti nonostante sia stato un pioniere dei giochi VR della rinascita moderna del 2012. Addentriamoci meglio nel suo piccolo mondo per come io l’ho vissuto.

La trama è chiara e breve ma allo stesso tempo immersiva ed evocativa. Siamo degli eroi chiamati a proteggere il mondo dal male incombente. Diretto, basilare anche banale diciamo, un generico mondo fantasy che non ha nessun guizzo creativo particolare. Colpisce più come viene raccontato. Il narratore (muto, dato che tutto è in forma di pergamene) usa un linguaggio solenne ed epico tanto da farci sentire veramente di essere un prescelto. Il gameplay poi ha una progressione molto lineare. Si esplorano dungeon, si evitano trappole e si cercano tesori nascosti. Importante infatti è l’interazione con l’ambiente e per quanto non sia estremamente profonda e comunque abbastanza da farti avere intuizioni e pensiero laterale che in un gioco non VR non avresti.

Poter spostare piccoli oggetti o lanciare sassi per fare cadere calici irraggiungibili, accovacciarsi ispezionando il terreno in cerca di trappole o anche semplicemente sporgere la testa per vedere eventuali pericoli dietro l’angolo. Capiamoci, molte cose sono fini a sé stesse ma servono appunto ad approcciarsi al gioco in maniera diversa sfruttando i movimenti del visore. Il gameplay stesso ne è un esempio, anche perché in questo gioco fantasy si combatte. Il nostro armamento è minimale. Spade, scudi, un arco o un’ascia a due mani. Poche chicche particolari e lo stretto necessario. Non ci sono ovviamente mosse o potenziamenti particolari, tutto viene fatto liberamente dal nostro corpo. Dobbiamo muoverci per schivare i colpi o parare. Si trova un’apertura nella difesa dell’avversario e si colpisce rapidamente e in modo preciso. Ovviamente non hai un feedback reale di impatto con gli oggetti, quindi iniziare ad agitare mani casualmente risulterà inutile e poco efficace.

Bisogna proprio immergersi e calarsi nella parte anche se a volte risulterà ripetitivo dato il limitato numero di mosse dei nemici. Come vedete è appunto un fantasy nella norma ma riesce perfettamente a catturare l’essenziale per fartelo vivere su VR. La sensazione di interagire con lo scenario o compiere semplici azioni come chinarsi per raccogliere oggetti, controllare trappole, tenere fisicamente una torcia per illuminare oppure affrontare un nemico alto come te. Sensazioni difficili da provare o replicare in un gioco tradizionale. C’è da ammettere che si poteva fare di più. Il gioco base sembra più un lungo tutorial o una demo con molto potenziale inespresso. L’ambientazione è quella di un basilare dungeon con piccole parti boschive. Si poteva sicuramente variare un po’ anche con la struttura stessa del livello con diramazioni secondarie per risorse o equipaggiamenti aggiuntivi. Le armi stesse potevano essere di più e con effetti o interazioni speciali. La varietà dei nemici si conta sulle dita di una mano o poco più, e su questo si poteva fare decisamente meglio dato che l’azione si basa molto sul trovare i punti scoperti.

In sintesi buona base ma molto carente in varietà. Fortunatamente il DLC aggiunge tutto questo rendendo il titolo più completo. Nuova storia, nuove aree, nuovi nemici e nuove armi. La storia prosegue ed è sempre raccontata in maniera epica ma con lo stesso problema dei fantasy. Nuovo male incombente e il prescelto viene chiamato a sconfiggerlo. Il mondo di gioco è ampliato e suddiviso in varie aree con dungeon e biomi che rendono tutto più vivo e diverso. Templi immersi nella foresta, lande desolate, miniere antiche, paludi tossiche. Ogni zona ha la sua reliquia da trovare e una struttura diversa e tematica che gli da più personalità rispetto al dungeon del gioco base.

Il nostro arsenale è ampliato a dismisura, aggiungendo varietà e diversi modi di utilizzo. Alcuni oggetti hanno bonus specifici se utilizzati nelle giuste condizioni e altri hanno proprio effetti particolari che cambieranno il modo in cui possono essere usati. I mostri sono tematici per ogni bioma e hanno comportamenti e stili di combattimento propri adattandosi al bioma di appartenenza, ma rimangono ancora un po’ semplici. Purtroppo è anche nella natura del VR. I combattimenti principalmente sono stazionari, non possiamo muoverci o rotolare in giro. Come detto schiviamo principalmente con il corpo e questo limita di molto le possibilità. Diciamo che alza di molto la qualità del titolo, ma mantenendo comunque molti difetti e carenze. Peccato sia bloccato dietro un contenuto aggiuntivo.

A livello accessibilità anti-sbocco come ci troviamo? È stata la mia prima esperienza VR e ho utilizzato il teleport, esiste anche la possibilità di muoversi liberamente con il joystick. Fortunatamente hanno aggiunto anche una funzione di blocco della visuale periferica. Se utilizzate il movimento analogico rimarrà visibile solo la parte centrale dello schermo. Non pensavo ma aiuta moltissimo a ridurre la percezione del movimento ed evitare di stare male. In conclusione si può dire che nonostante sia uscito negli anni dell’inizio dei giochi VR al grande pubblico se la cavicchia ancora. E soprattutto ci sono anche legato personalmente quindi ho apprezzato molto e rimarrà sicuramente impresso nella mia e spero anche nella vostra memoria.












