Mi fa sorridere pensare a come 20 anni fa Far Cry era così diverso da come è oggi, immaginare come si sarebbe potuta evolvere la serie se fossero rimaste le basi gettate da Crytek a sviluppare i successivi titoli. Perché si il primo Far Cry è stato solo pubblicizzato da Ubisoft, fu proprio Crytek con la sua prima versione del Cryengine a iniziare tutto nell’ormai lontano 2004.

Oggigiorno però come se la cava? Partiamo dal contesto di gioco, ci ritroveremo a vestire i panni di Jack Carver incaricato di scortare la giornalista Val in delle isole del pacifico meridionale. Purtroppo i due vengono colpiti da un missile e la donna viene rapita da dei soldati, Carver sopravvivrà raggiungendo le coste di un’isola sconosciuta. Da qui entrerà in contatto tramite una radio da un uomo chiamato Doyle, egli lo guiderà e lo informerà su cosa accade veramente in questo arcipelago e sugli esperimenti che vi sono condotti. Non mi addentro troppo sulla trama dato che non è nulla di molto entusiasmante, gli stessi personaggi e dialoghi sembrano quasi usciti da un film d’azione di serie H. La storia tutto sommato ha dei risvolti interessanti non le nego, ma la messa in scena non è minimamente avvincente. Purtroppo non è una questione di lato tecnico dei primi del 2000, sono i personaggi e le frasi a risultare imbarazzanti. Tutto è al limite tra il voler tenere un una mano su serietà e l’altra su una commedia, è pieno di gag comiche o battute totalmente fuori luogo e poco divertenti. I commenti di Carver poi sembrano un goffo tentativo di imitare il Duca o Serious Sam, ma non in un contesto così surreale. Le frasi rivolte a Val di sicuro saranno apprezzate da una determinata categoria ideologica di persone e disprezzata da altre, vi lascio la sorpresa nel caso vogliate giocarlo.

Abbandoniamo ora il contesto narrativo e focalizziamoci sul gameplay, vero fulcro di tutto. Il gioco è uno sparatutto a livelli o missioni più o meno lineari, non vi sarà un’unica mappa come nel futuro della serie ma piccole sezioni decisamente variegate. Si passa da ampie zone fitte di vegetazione dove sarà più facile nascondersi e approcciarsi in modo furtivo, a parti più interne dentro bunker o basi sotterrane, rovine antiche, laboratori, accampamenti militari. Ci saranno anche sequenze con vari mezzi come gommoni, jeep o deltaplani. A livello di ambientazione ci siamo, sfruttata pienamente a dovere e le missioni saranno sempre divertenti e varie nonostante i difetti dati dell’età. Il tutto è reso ancora godibile grazie alla possibilità di approcciarsi alle missioni in vari modi. Nonostante la linearità del gioco in molte parti, principalmente quelle con mappe più aperte, potremmo aggirare guardie e soldati se prenderemo piccole vie secondarie o percorsi alternativi. Non aspettatevi nulla di così aperto o un mondo pieno di cose da esplorare, di solito si riduce il tutto a scegliere tra percorso A oppure B, alla fine avrete lo stesso esito ma sempre in piccole aree circoscritte del livello. Questo va molto a favore se si vuole approvare in modo più tattico e stealth, il gioco stesso da gli strumenti per farlo: un radar sempre visibile nella GUI che ci mostrerà i nemici nella zona, un binocolo utile per misurare le distanze dei bersagli, un visore termico a batteria e altri gadget.

La stessa IA dei nemici si allerterà molto facilmente, notandoci anche da grandissime distanze se faremo troppo rumore con un proiettile. In parte aiuta di molto l’immedesimazione e la difficoltà, dall’altra risulterà eccessiva dato che inizieranno a spararci da decine di metri nonostante ci ritroveremo in mezzo alla foresta. In alcune zone sarà pure necessario eliminare furtivamente alcune guardie per evitare che suonino allarmi allertando tutto l’accampamento. Dall’altra parte però non si riduce sempre a tattica e stealth, a volte il gioco avrà tratti quasi horror. Ciò accade principalmente nelle sequenze più chiuse, in bunker, caverne o nei laboratori segreti, dove il nemico può essere dietro ogni angolo. Lo scenario a tratti buio facilità e acuisce questo senso di angoscia e paura. Usare il visore termico in questi casi sarà fondamentale, ma bisogna tenere conto che ha un utilizzo limitato, deve essere gestito con parsimonia. Non mi dilungo oltre dato che il gioco non ha mai pubblicizzato questo lato di sé ed è bello lasciare la sorpresa. Una caratteristica che cito da un commento dello YouTuber “Joller” (che tramite la sua lunga analisi mi ha aiutato a fare un ripasso lo ammetto) è che il gioco possa anche essere considerato un survival, non nel senso di crafting ma quanto a dover sopravvivere a un ambiente ostile e gestire bene le proprie risorse. In parte questa sensazione è data dalle sequenze horror citate prima ma anche dalla struttura FPS del titolo. Le munizioni ovviamente non saranno infinite, i soldati una volta uccisi rilasceranno solo le armi ma non proiettili. Questi dovranno essere trovati in casse sparse un po’ in giro insieme ai medikit e all’armatura, da questo punto di vista si avvicina più a un DOOM-LIKE pickup based che a un moderno sparatutto. Inoltre avremo a disposizione solo 4 slot per le armi, la cosa che più ho apprezzato è che non esiste l’arma rotta per tutto il gioco e quella inutile. Alcune saranno più funzionali in determinate missioni oppure in base all’approccio che uno vuole utilizzare per superare il livello.

Un’ultima analisi voglio farla sul design, grafica e sull’impatto visivo generale. Per quanto sia un gioco di 20 anni fa l’aspetto e la fisica ormai risultano datate, ma non quanto ci si aspetterebbe. L’arcipelago tropicale risulta ottimo alla vista, le verdi e fitte foreste ottime per nascondersi, gli angusti spazi delle basi e dai laboratori, la fisica e la vista dell’acqua sono tutti ben realizzati e aiutano a immedesimarsi nell’ambientazione. Sono riusciti tranquillamente a creare degli ottimi scenari anche lato estetico e non solo funzionale, considerando appunto che cose come i liquidi e il fogliame sono sempre difficili da realizzare qui risultano veritiere e vive anche a livello cromatico. Dopo tutto stiamo pur sempre parlando di Crytek.

In conclusione che dire di più, il gioco è senza dubbio ancora valido oggi se si vuole fare un po’ di archeologia e scoprire un Far Cry diverso da come lo si intende oggi. Ha i suoi evidenti pregi ma anche dei difetti, ovviamente il tutto contestualizzato al fatto che sia un titolo del 2004.












